sabato 1 novembre 2014

VIVISEZIONE, UN'ASSURDA MOSTRUOSITA'

Malgrado tutte le evidenze scientifiche sull'inutilità della sperimentazione animale, stiamo ancora assistendo a questa cruenta ed antiscientifica pratica. Migliaia di creature innocenti vengono sacrificate oggi giorno in nome di una scienza ignorante ed obsoleta, posseduta dai paradigmi darwiniani e ostinatamente aggrappata alle leggi di un ormai medievale positivismo che nulla ha portato alla ricerca. Questi soloni ignorano la fisica quantistica, l'epigenetica, la nuova biologia. Persino la statistica, per quanto da sempre opinabile, offre ormai conforto al loro delirio di onnipotenza. Restano convinti delle similitudini fisiologiche fra specie diverse, brancolando nel buio più totale. Propagandano nuovi farmaci accreditati come efficaci perché sperimentati in vivo sugli animali, un'assurdità non solo feroce ma anche molto pericolosa in quanto indice di una metodologia confusa e disorganizzata: chi ci assicura che se funziona sulla cavia funzionerà anche sull'uomo? Gente anacronistica, legata al mito della genetica come "deus ex machina" della salute e della malattia, che gioca a fare Dio con mezzi sofisticati ma idee primordiali. Promulgatori di menzogne in cui caparbiamente credono, o forse fingono di credere.
Tuttavia, se il fenomeno esiste, molto dipende dall'insensibilità delle persone che ancora distinguono gli animali d'affezione - i nostri cari ospiti del focolare - da bestie indifferenti e dunque sacrificabili. Per costoro proporrei una visita istruttiva negli stabulari, anziché la gita domenicale alla ricerca di un cucciolo magari blasonato che riempia il loro vuoto interiore. Già perché va detto anche di coloro che umanizzano l'animale da compagnia finché li appaga, per disfarsene con noncuranza quando diventa scomodo o semplicemente non serve più. Fino a quando non impareremo il rispetto per la natura degli anima-li resteremo ciechi alla comprensione della nostra natura e della nostra meta nel mondo.

Alla prossima.

1 commento:

  1. La gran parte delle nefandezze commesse dall'uomo vede negli interessi economici il fulcro che le accomuna, il termine farmaco ha due accezioni ben distinte secondo chi lo pronuncia, salute o ricchezza. Ricchezza è potere ed il potere è uno status a cui l'uomo non sa rinunciare, ma non è l'uomo che possiede potere bensì il potere che possiede l'uomo...ma la coscienza, l'aspetto autocritico che dovrebbe essere presente in ogni essere umano, che fine ha fatto? è possibile che taluni siano capaci di reprimerla così bene da procedere nella loro strada senza subire alcuna conseguenza? Vien quasi da pensare che al contrario la sensibilità, il sentimento, l'amore ed il rispetto verso la natura e le sue innumerevoli forme di vita siano naturali emozioni riservate a troppo pochi, quei pochi che vibrano a livelli indiscutibilmente più alti dei tanti che non riescono proprio ad aprire i propri cuori alla madre terra e alla sua innata generosità.

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